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L’ODIO È UN FUOCO D’ARTIFICIO O UNA BOMBA?
Data pubblicazione : 23/11/2019

Il secondo giorno di Biumor 2019 ha visto il tema dell'odio indagato da Andrea Colamedici e Maura Gancitano (Tlon) e dal linguista Massimo Arcangeli. In serata, Philoshow sul Musical con Saverio Marconi. Prima, abbiamo fatto un viaggio nello Humor con Paolo Della Bella.

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L’odio è una polvere da sparo. Siamo noi che possiamo decidere se farci fuochi d’artificio o bombe”. È l’evocativa interpretazione del tema, data da Andrea Colamedici e Maura Gancitano (Tlon) al sempre numeroso pubblico di Biumor 2019. Venerdì 22 novembre, il Festival dell’Umorismo è entrato nel cuore del ragionare sul “male assoluto”, con una partecipazione eccezionale. Un grande contributo è stato dato, al Politeama di Tolentino, dalla coppia di filosofi, che sono alla ribalta nazionale con “Odiare ti costa”, campagna contro l’hate speech sul web. 

 

A volte si ha la sensazione che l’odio sia un fenomeno nuovo, ma non è così - hanno detto -. Ora però il suo impatto è più devastante, visto che abbiamo difficoltà ad elaborare le informazioni, riconoscere le sensazioni e comprendere quello che accade a noi e agli altri”. Per i Tlon, è sbagliato sminuire l’hate speech, “perché è difficile stabilire cosa è libertà di parola, cosa un discorso di odio e cosa trasforma quest’ultimo in un crimine d’odio”. Quello che sicuramente manca è un’educazione sentimentale, “visto che siamo i primi esseri umani ad “abitare” il territorio del web. La gogna online è infinite volte peggiore di quella della piazza, con migliaia e miglia di insulti” che possono, con la loro mole, sopraffare chiunque. Del resto, i social sono strumenti che vogliono sempre darti ragione, farti sentire forte. “Quindi ti consegnano qualcuno da odiare”. Chiudiamo allora internet? “Ci sono dinamiche estremamente positive sul web - ragionano i Tlon -, essendo spazio di contatto e incontro”. Allora, dal momento che “l’odio non è risolvibile e non possiamo cancellarlo neanche in noi”, il suggerimento è quello di non cascarci dentro. Non passando cioè “dalla pulsione di quello che proviamo, all’azione”. Meglio ragionare su “cosa è giusto fare cosa non lo è”.

 

Prima della coppia di filosofi, l’artista Paolo Della Bella ha portato il suo libro “Uno sguardo profondo - Viaggio nello Humor e nella Satira”, scritto in collaborazione con Claudia Paterna e Laura Monaldi. Intervistato dal giornalista Pietro Frenquellucci. Un lungo percorso in cui l’Italia ha inizialmente dovuto rincorrere gli altri, ma che poi ha avuto un suo grande slancio. Partito anche grazie a quei “famosi rotocalco - ha detto Della Bella -, con la stragrande maggioranza degli artisti che sono arrivati nel nostro Paese attraverso questi giornali”. Un genere che ha avuto una sua evoluzione, passando da disegni silenziosi a vigente dove la parola è via via diventata importante. La Biennale di Tolentino ha avuto un ruolo fondamentale. Lo ha ammesso lo stesso Della Bella, portando all’attenzione, ad esempio un autore, Jean Michel Folon, “vincitore del primo premio della Biennale del 1965, scoperto in Italia proprio dalla Biennale stessa”. 

 

La sera, c’è stata la prima volta di Biumor al Teatro Vaccaj. Andata in archivio con un ottimo successo, vista la maestosa affluenza e una platea attenta e rapita dall’esibizione.

 

In apertura, il noto linguista Massimo Arcangeli ha parlato di “Odi virtuali. Muri reali”. “La scienza ci dice che odio e amore si trovano nella stessa parte del nostro cervello - ha esordito Arcangeli -, sono quindi presenti contemporaneamente. L’odio online è molto spesso fatto da comunità murate, che cementano questo rancore gratuito. Mi sono chiesto, cosa poter fare per risolvere il problema? Intanto alimentare quel piccolo senso di coscienza civica che tutti noi dobbiamo educare, specie dentro uno strumento, il web, dove non siamo abbastanza maturi”. Per il linguista bisogna sicuramente poi tornare alla parola, dal momento che “abbiamo perso l’abitudine di parlare, di articolare i pensieri”. Ma Arcangeli lancia pure un monito. “Guardiamoci anche da chi vorrebbe legiferare l’odio con leggi che potrebbero diventare liberticide - ha osservato -. Un esempio è quell’algoritmo di Facebook che ha censurato la “Fontana delle Tette” di Treviso, perché considerata troppo scabrosa”.

 

Quindi spazio al primo di due Philoshow, gli spettacoli filosofico musicali prodotti da Popsophia, e che portano a Biumor due elogi della leggerezza, armi per contrastare l’odio. Il via, con “All That Jazz”, che ha seguito la storia del Musical. “Un genere - ha esordito la direttrice artistica di Popsophia Lucrezia Ercoli - che può parlare di temi anche difficili, stimolati dalle sensazioni che lo spettacolo trasmette. Il Musical è il grimaldello per accedere, tramite le emozioni, alla grande filosofia”. Come nella pellicola-capolavoro di Bob Fosse, che celebra i suoi quarant’anni. “E che rappresenta - ha aggiunto Lucrezia Ercoli - una struggente meditazione sulla morte, attraverso la danza e il canto. In “All That Jazz” viene trattato, con la leggerezza del Musical, questo immenso tema tabù”.  

 

Ospite d’onore, il maestro Saverio Marconi, guru incontrastato del genere, che con Lucrezia Ercoli ha portato per mano il pubblico. 

 

Il Musical in Italia è molto seguito - ha detto Marconi -, ma non ha ancora raggiunto il vero successo. Se pensiamo che in una città come Madrid uno spettacolo resta in scena anche tre anni di fila, a Milano massimo quattro o cinque mesi. Il Musical a volte viene percepito come spettacolo di intrattenimento, leggero, ma in realtà esistono molte sue forme. È come parlare di prosa. Abbiamo nel nostro Paese i migliori interpreti, servono anche grandi autori. L’augurio è che i giovani riescano a decifrare loro modo le emozioni. Come ha fatto Bof Fosse”.

 

Strepitosa l’interpretazione musicale della Factory, ensemble di Popsophia, che ha raccontato il Musical attraverso i brani più famosi. 

 

#popsophia2019

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