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LA FILOSOFIA DELL'ALLUNAGGIO CON LUCIANO DE FIORE
Data pubblicazione : 22/07/2019

di Chiara Croce

Il 20 Luglio del 1969 il mondo è cambiato, la Terra ha conquistato la Luna. Per celebrare l’importanza di questo avvenimento, Popsophia ha dedicato un’intera giornata di rassegne ed incontri a Civitanova Alta. Primo fra tutti gli appuntamenti, quello con Luciano De Fiore

 

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di Chiara Croce

Il 20 Luglio del 1969 il mondo è cambiato, la Terra ha conquistato la Luna. Per celebrare l’importanza di questo avvenimento, Popsophia ha dedicato un’intera giornata di rassegne ed incontri a Civitanova Alta. Primo fra tutti gli appuntamenti, quello con Luciano De Fiore, professore di filosofia all’università La Sapienza, autore del libro “Anche il mare sogna”. De Fiore ha parlato di un altro tipo di mare, quello lunare, e non di ammaraggio ma di allunaggio. Tutto declinato seguendo la sua filosofia.

“Volere la Luna, in buona sostanza, vuol dire soffrire, perché si desidera qualcosa di impossibile”, ci ha detto Del Fiore. Richiamando poi al discorso di J. F. Kennedy del 1961, in cui il presidente Usa aveva ammesso che gli americani volevano la Luna, volevano realizzare l’impossibile e lo avrebbero fatto entro la fine di quella decade.

Quel discorso esprimeva una visione oltre che un obbiettivo politico e scientifico. Raffigurava la volontà dell’uomo del dopoguerra, incapace ormai di meravigliarsi e di stupirsi, di ottenere di più, di ricominciare a credere nelle proprie capacità e nelle infinite possibilità. “Di rimettersi in viaggio e varcare le colonne d’Ercole della gravità terrestre”, ha continuato De Fiore.

De Fiore ha portato poi il suo pubblico in viaggio verso la Luna con un excursus letterario e filosofico. Ricordando come in Leopardi la Luna “risponda ai quesiti sull’esistenza. Inerte, senza vita, dà tuttavia conto del vivente”, mentre nella filosofia moderna non vi sia dato mai troppo conto ad essa in quanto satellite dipendente, serva di un altro satellite che è la Terra. Sebbene la stessa Luna abbia continuato a produrre il suo fascino in alcuni filosofi come Nietzsche, che ne apprezza il modo con cui questa, da lassù, ammira le bellezze della terra. De Fiore ha ripreso poi le parole di Calvino, entusiasta dell’avvento dell’uomo sulla Luna: “Chi voleva la Luna non si accontentava più di contemplarla, voleva che essa ci dicesse di più”.

Nella direzione opposta invece andava il pensiero di Heidegger all’alba dell’allunaggio, con il filosofo che esprimeva la sua agitazione e la sua paura per l’evento: “Tutto funziona, ma è proprio questo l’elemento inquietante: che tutto funzioni ed il funzionare ci spinga sempre più avanti verso un ulteriore funzionare, e che a tecnica strappi e sradichi sempre di più l’uomo dalla terra… Non c’è bisogno della bomba atomica. Lo sradicamento dell’uomo è già in atto”. Diversamente invece percepiva l’evento Levinas: “Per un’ora un uomo è esistito al di fuori di ogni orizzonte”.

De fiore ha indicato come ci sia un intrinseco collegamento tra l’elemento lunare ed il mare a partire dal lessico spaziale, come la Luna sia diventata nel tempo la soffitta dei nostri sogni, dei nostri desideri, un nuovo mare su cui issare le vele e da attraversare”.

L’analisi del filosofo poi si è concentrata sulla famosa foto “Earthrise” di Collins, in cui la Terra sorge all’orizzonte. Scatto che ha cambiato per sempre la prospettiva del pensiero umano. Qui la Terra perde anche visivamente la sua centralità. Questa immagine “relativizza tutto, questa foto integra la Luna nella nostra estetica”. La “Blue Marble” vista dalla luna è senza un sopra ed un sotto, perché nello spazio non operano gli stessi punti cardinali della terra. E a vederla da lontano, la visione del nostro pianeta resta solo un’esperienza visiva umana, libera dal dover dare un senso a tutto.

Luciano De Fiore ha insegnato al pubblico di Popsophia che lo sbarco sulla Luna è stato una nuova scoperta dell’America, “l’inizio dell’era digitale”, perché da quel 20 luglio del 1969 si rivela che il mondo è un biglia blu senza nazioni né frontiere se vista da lontano, interconnettibile. E l’uomo, con i suoi strumenti e il suo pensiero, non si ferma più allo spazio visivo gravitazionale. Ma va oltre, verso lo spazio cosmico, verso l’infinito ed oltre.

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