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“Verso l’infinito e oltre” la bella apparenza: Freddie Mercury raccontato da Alfieri
Data pubblicazione : 04/08/2019

di Elisa Baiocco

Mito e realtà, personaggio e persona, leggenda e storia hanno confini labili quando si parla di Freddie Mercury. Il frontman dei Queen è stato protagonista del Philoshow di sabato 27 luglio, curato da Alessandro Alfieri e che si è tenuto a Civitanova Alta.

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di Elisa Baiocco

Mito e realtà, personaggio e persona, leggenda e storia hanno confini labili quando si parla di Freddie Mercury. Il frontman dei Queen è stato protagonista del Philoshow di sabato 27 luglio, curato da Alessandro Alfieri e che si è tenuto a Civitanova Alta.

 

Il musicologo e filosofo ha letto i Queen come la trasposizione post-moderna della cultura estetista, corrente artistico-letteraria che vede la preminenza dell’arte sulla vita: bisogna fare, come direbbe Oscar Wilde, della propria esistenza un’opera d’arte, tutto deve essere sacrificato per lo spettacolo. In tal modo si crea un involucro per allontanarsi dai mali del mondo e della storia; “Si tratta di un isolamento decadente e pre-rafellita”, ha spiegato Alfieri.

 

Canzone melanconica posta in chiusura del disco emblema del trionfalismo “We are the champions”, in “Melanchonic blues” anche la tristezza è edulcorata, le tinte dolorose della malinconia assumono sfumature di bellezza, di “bella apparenza”. Una volta costruito questo scrigno, il tentativo di comunicare il proprio dolore fallisce: il pubblico lo considera un elemento dello spettacolo, non empatizza e non soffre insieme al gruppo musicale. I Queen sono artefici del neo-kitch, con la loro che è un'adesione volontaria. In tale ottica rientra il tema del transgenderismo, visibile nel video di “I want to break free”. Video che fa parte dello spettacolo (è demenziale e divertito) senza alcuna volontà di protesta dietro. Inoltre, per i Queen il virtuosismo tecnico non deve essere per pochi, ma viene concepito a disposizione di tutti.

 

Tali narrazioni terminano con la morta di Freddie Mercury, che spiega il passaggio dagli anni '80 ai '90: il sogno si interrompe, la morte irrompe, il dolore edulcorato si manifesta severo e visibile. Ecco allora che il desiderio di Freddie Mercury di venir ascoltato e preso sul serio si materializza in una richiesta a Dio: “Somebody to love”, la preghiera di trovare qualcuno che vada oltre la “bella apparenza”. Il successo coincide per il cantante, in tal senso, con la condanna. Se lo spettacolo e la forma trionfano sull’anima, l’anima può davvero dirsi soddisfatta?

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