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"Uccidiamo il chiaro di luna": Veneziani omaggia Marinetti
Data pubblicazione : 01/08/2019

di Chiara Croce

Giovedì 25 luglio, Popsophia ha avuto a Civitanova Alta un incontro con Marcello Veneziani, che ha posto uno sguardo approfondito sul Futurismo e l’ideale marinettiano.

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di Chiara Croce

Giovedì 25 luglio, Popsophia ha avuto a Civitanova Alta un incontro con Marcello Veneziani, che ha posto uno sguardo approfondito sul Futurismo e l’ideale marinettiano.

“Lo sbarco sulla luna è la vincita del manifesto futurista”, ha illustrato Veneziani. Infatti, Amstrong che raggiunge il nostro satellite e vi trova il deserto è l’uccisione del chiaro di luna del romanticismo passatista. E il trionfo della tecnica e di quella sfida alle stelle cara ai Futuristi.

Andando a scoprire questa corrente con le parole del giornalista, si mette in luce come il Futurismo non sia solo aspirazione militare, ma entusiasmo per il nuovo e tendenza quasi faustiana all’infinito. Questa avanguardia immagina, come Nietzsche, un superuomo audace, che con le sue lune elettriche sostituisce i miti naturali passatisti. È una scelta della modernità, dove il motto è “agito ergo sum”.

I veri protagonisti del Futurismo erano però i giovani, che rappresentano la forza trainante del movimento. Essi erano l’illimitato, la potenza in fieri che avrebbe abbattuto il vecchio e l’antico. Erano gli uomini nuovi e padroni di un mondo nuovo.

Per realizzare questo mondo nuovo però, come ha ammesso lo stesso Veneziani, è necessario esercitare ed utilizzare tutti gli strumenti possibili. Inclusa la guerra, nella quale si consacra la tecnica e l’apoteosi dell’uomo.

Globale è il Futurismo, ma nazionale rimane il suo interesse. La patria resta infatti elemento fondante dell’ideologia marinettiana, mentre gli altri elementi della tradizione, Dio e famiglia, scompaiono: “Dio si fa velocità, la religione diviene prometeismo. La famiglia va cancellata, sebbene lo stesso Marinetti avrà moglie e figlie”.

Veneziani ha sottolineato poi come dopo la prima guerra mondiale il Futurismo si faccia anche partito politico, con un programma che a detta del giornalista “si potrebbe considerare socialista”. Ma che confluirà più tardi invece nel programma del Partito nazionale fascista.

Ma la domanda che l’ospite di quest’incontro porge al pubblico è cosa rimane del Futurismo. E di quel desiderio dell’infinito e oltre? Del superuomo ardente ed incendiario?

Resta l’energia. La capacità di mettere insieme tutto, di far divenire ogni cosa un vortice di velocità. Questa idea però dell’illimitato porta inevitabilmente gli stessi autori futuristi a perdersi in una ricerca vaga, che tende solo al nulla. La spinta verso l’infinito però resta. E in qualche maniera è stata quella sfida alle stelle, all’auspicio dell’uccisione del chiaro di luna, che ha creato la radice di pensiero che nel 1969 ha portato l’uomo fuori dalla terra.

La promessa dell’infinito futurista rimane quindi un sogno, una “promessa annunciata”, mentre lo stesso movimento si è fatto oggi vintage. Il futuro è diventato allora passato, e la luna continua ad affascinare ed il suo chiarore a far innamorare.

 

Questo, ha concluso Veneziani, ci insegna che “l’arte è una straordinaria narrazione, ma non trasforma la nostra natura in increati e perfetti, non raggiunge l’infinito. Ma Marinetti ha saputo in ogni caso far sognare la luna, ha saputo rendere animato l’inanimato”.

 

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