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Il futuro prossimo di Black Mirror e il diritto visionario
Data pubblicazione : 17/12/2018

di Chiara Ciarlantini

Cosa significa che il diritto ha a che fare con la finzione? Tommaso Ariemma sul palco del Teatro Lauro Rossi di Macerata, spiega come il diritto con l’aiuto della finzione possa produrre effetti sulla vita reale

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Cosa significa che il diritto ha a che fare con la finzione? Tommaso Ariemma sul palco del Teatro Lauro Rossi di Macerata, spiega come il diritto con l’aiuto della finzione possa produrre effetti sulla vita reale. Pensiamo all’antica condizione di figlio illegittimo: attraverso il riconoscimento, cioè un atto giuridico, il nome e la vita  di questa persona potevano improvvisamente cambiare direzione senza che fosse in realtà accaduto nulla.

La forza del diritto risiede proprio nella finzione, e con questa come strumento il diritto può evolversi, può stabilizzare i cambiamenti delle società che lo producono.

Negli ultimi anni si è parlato molto del ritardo che ha la il diritto nel riconoscere e regolare gli aspetti creati dalla realtà del web 2.0. Come il diritto può utilizzare la fictio per relazionarsi con il divenire della tecnologia? Una domanda che ha tante risposte difficili da immaginare per chi non sia un esperto.

Ariemma, per avvicinarci al tema e aiutarci rispondere usa le puntate di una serie tv: una finzione, un artificio “popolare” che tutti conosciamo e che può servire da esempio. Nel suo discorso, Ariemma esplora con il pubblico il mondo di Black Mirror: un futuro prossimo, una realtà distopica e inquietante, non tanto per le sue immagini ma perché mostra scenari così vicini alla nostra realtà che potremmo ritenerli plausibili.

In Black Mirror vediamo la tecnologia che si interseca con la legge in diverse modalità.

Nell’episodio “Torna da me” vediamo come la legge regola e limita l’innovazione tecnologica, perché non si può accedere ai dati privati di una persona anche se questa è morta o è un delinquente. La privacy deve essere rispettata, la legge rende indisponibile ciò che in realtà la tecnologia aveva reso disponibile.

Nella seconda scena, vediamo la negazione di questo principio, il diritto che usa la sua “forza” e sfrutta una tecnologia che permette di accedere ai ricordi anche quelli più personali e privati, per provare a ricostruire le vicende enigmatiche. Nell’ultima clip ci viene mostrato un futuro in cui ci sono degli automi che simulano le identità dei propri possessori, in sintesi le macchine credono di essere i loro padroni, in questo caso la legge permetterà la tortura psicologica di una di queste entità artificiali durante un interrogatorio perché fare la stessa cosa alla persona reale, cioè umana, sarebbe stata una violazione del diritto.

L’ultimo episodio porta Ariemma a sviluppare una importante riflessione, può la fictio del diritto rendere umano ciò che non lo è? Esiste una umanità del “non umano”? In Black Mirror si prende spesso, il punto di vista del “non umano”, per farci rendere conto che, prima o poi, dovremmo estendere il concetto di “umanità”.

Tommaso Ariemma ci ha guidato nell’ esplorazione del rapporto tra la tecnologia e diritto, mostrandoci come il diritto può esercitare la sua influenza sulla realtà e lasciandoci, con molte e grandi domande in sospeso, ma questo è il suo dovere di filosofo.

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