Sabato 23 Marzo 2013 10:33
Popcrime. Appuntamento su "Rashomon", il resoconto
di Simona Damen
Per l’ultimo appuntamento della rassegna PopCrime-L’idee di Marzo, l’indagine intorno al vero e al falso fa un salto nel passato, prendendo ad esame il capolavoro cinematografico di Akira Kurosawa, Rashomon. Perché soffermarsi ancora sul cinema? Perché scegliere un film così lontano da noi, nel tempo e nello spazio?
In primo luogo potremmo cominciare col dire che l’arte tutta è, fin dall’inizio dei tempi, un’interpretazione della realtà ed in particolare lo è quella cinematografica. Il cinema non ci racconta mai come stanno realmente le cose, non ci offre dei fatti, ma attraverso delle messe in scena ci dà delle interpretazioni. Il film ci mette davanti all’impossibilità di poter discernere il vero dal falso, esso costringe lo spettatore ad una sospensione di giudizio sulla realtà, in quanto tiene insieme l’irrealtà di ciò a cui si assiste e la vivezza delle sensazioni che si provano guardandolo.
Per l’ultimo appuntamento della rassegna PopCrime-L’idee di Marzo, l’indagine intorno al vero e al falso fa un salto nel passato, prendendo ad esame il capolavoro cinematografico di Akira Kurosawa, Rashomon. Perché soffermarsi ancora sul cinema? Perché scegliere un film così lontano da noi, nel tempo e nello spazio?In primo luogo potremmo cominciare col dire che l’arte tutta è, fin dall’inizio dei tempi, un’interpretazione della realtà ed in particolare lo è quella cinematografica. Il cinema non ci racconta mai come stanno realmente le cose, non ci offre dei fatti, ma attraverso delle messe in scena ci dà delle interpretazioni. Il film ci mette davanti all’impossibilità di poter discernere il vero dal falso, esso costringe lo spettatore ad una sospensione di giudizio sulla realtà, in quanto tiene insieme l’irrealtà di ciò a cui si assiste e la vivezza delle sensazioni che si provano guardandolo.
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Venerdì 15 Marzo 2013 15:09
GIOVEDÌ ULTIMO APPUNTAMENTO CON POPCRIMINE. CREDITI PER AVVOCATI E INSEGNANTI
TOLENTINO – 15/03/2013 – Giovedì 21 marzo alle ore 17.00, presso il Castello della Rancia di Tolentino, si tiene il terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Popcrime, le idee di marzo” organizzata dall’associazione Popsophia in collaborazione con il Comune di Tolentino, la Camera Penale di Macerata e Performance Strategies.La riflessione circa il tema “Il vero e il falso” si chiude con un capolavoro della cinematografia e della riflessione filosofica connessa al cinema. È infatti il famoso film di Akira Kurosawa, Rashomon, ad essere il punto di partenza di un dibattito a tre voci. Il filosofo Umberto Curi si confronta con l’avvocato e docente Guglielmo Gulotta, noto per la sua attività scientifica nel campo della psicologia giuridica e con Valerio Spigarelli, Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane.
La verità è conoscibile? E se sì, è comunicabile? Quattro versioni autentiche di uno stesso omicidio, eppur tutte discordanti. Sotto la porta in rovina di ingresso alla città di Kyoto, denominata Rashomon, si consuma
questa parabola epica sull’impossibilità di raggiungere una verità univoca.
Nonostante l’ingresso sia gratuito si raccomanda la prenotazione del posto chiamando il 347/7265850 o scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
PopCrime è sostenuto da Tombolini Area T e Arredamenti Maurizi. Grazie al patrocinio del Consiglio Nazionale Forense e dell'Ordine degli Avvocati di Macerata, ciascun incontro vale tre crediti ai fini della formazione professionale.
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Lunedì 11 Marzo 2013 16:16
Schegge di paura, la verità come creazione
di Emanuela Sabbatini
Che razza di verità è quella che non fa coincidere verità storica e verità giuridica? Di che verità parliamo quando essa perde l’essenza rassicurante dell’assolutezza e si cala invece nel contesto specifico e nelle regole che lo definiscono?
Umberto Curi, nel primo appuntamento della Popcrime, quello dello scorso giovedì su "Lie to me", aveva sottoposto la questione, e nel farlo, aveva anticipato il tema saliente del secondo appuntamento della rassegna che quest'anno ha come tema "Il vero e il falso".
“Schegge di paura” è di fatto un film sulla verità. Su quella verità che si rivela la più temibile delle menzogne e che rinnova, all’interno del dibattimento per raggiungerla, una questione ancora scottante legata al diritto di difesa. Si tratta davvero di un diritto legittimo anche quando ad essere accusato è colui che ha commesso il crimine?
Ma andiamo con ordine.
Il film inizia tratteggiando la figura del brillante avvocato penalista Martin Vail (Richard Gere), alle prese con la difesa di un ragazzo di diciannove anni accusato dell’omicidio dell’arcivescovo di Chicago.
Che razza di verità è quella che non fa coincidere verità storica e verità giuridica? Di che verità parliamo quando essa perde l’essenza rassicurante dell’assolutezza e si cala invece nel contesto specifico e nelle regole che lo definiscono? Umberto Curi, nel primo appuntamento della Popcrime, quello dello scorso giovedì su "Lie to me", aveva sottoposto la questione, e nel farlo, aveva anticipato il tema saliente del secondo appuntamento della rassegna che quest'anno ha come tema "Il vero e il falso".
“Schegge di paura” è di fatto un film sulla verità. Su quella verità che si rivela la più temibile delle menzogne e che rinnova, all’interno del dibattimento per raggiungerla, una questione ancora scottante legata al diritto di difesa. Si tratta davvero di un diritto legittimo anche quando ad essere accusato è colui che ha commesso il crimine?
Ma andiamo con ordine.
Il film inizia tratteggiando la figura del brillante avvocato penalista Martin Vail (Richard Gere), alle prese con la difesa di un ragazzo di diciannove anni accusato dell’omicidio dell’arcivescovo di Chicago.
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Venerdì 08 Marzo 2013 15:29
Popcrime. Appuntamento su "Lie to me", il resoconto
di Simona Damen
Ieri presso il Castello della Rancia di Tolentino, ha preso il via la rassegna “Pop-Crime, Le idee di marzo”. Seguendo il filo conduttore de “Il vero e il falso”, tema della rassegna, la filosofia esce dall’accademia ed indaga crimine e diritto attraverso l’arte scenica, che quest’anno non sarà circoscritta al solo cinema: la fiction è stata, infatti, protagonista del primo dibattito.
La serie tv ben si sposa con l’indagine filosofica del pop, essa tratta e spettacolarizza gli eventi e gli accadimenti del presente e, diversamente dal film, non finisce.
Seguendo una fiction noi spettatori prendiamo parte ad una sorta di gioco, per cui ciò che guardiamo ci ri-guarda e questo rende la nostra vita un serial, senza fine, come la fiction che stiamo guardando. In particolare il telefilm americano Lie to me, mette in evidenza come il vero e il falso siano un tema cruciale tanto per la filosofia quanto per il diritto.
Ieri presso il Castello della Rancia di Tolentino, ha preso il via la rassegna “Pop-Crime, Le idee di marzo”. Seguendo il filo conduttore de “Il vero e il falso”, tema della rassegna, la filosofia esce dall’accademia ed indaga crimine e diritto attraverso l’arte scenica, che quest’anno non sarà circoscritta al solo cinema: la fiction è stata, infatti, protagonista del primo dibattito. La serie tv ben si sposa con l’indagine filosofica del pop, essa tratta e spettacolarizza gli eventi e gli accadimenti del presente e, diversamente dal film, non finisce.
Seguendo una fiction noi spettatori prendiamo parte ad una sorta di gioco, per cui ciò che guardiamo ci ri-guarda e questo rende la nostra vita un serial, senza fine, come la fiction che stiamo guardando. In particolare il telefilm americano Lie to me, mette in evidenza come il vero e il falso siano un tema cruciale tanto per la filosofia quanto per il diritto.
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Martedì 05 Marzo 2013 14:13
Lie to me, la verità esiste ed è scritta sui nostri volti
di Emanuela Sabbatini
“Era l'uomo più brutto che venne sotto Ilio. Era camuso e zoppo di un piede, le spalle eran torte, curve e rientranti sul petto; il cranio aguzzo in cima, e rado di pelo fioriva.”
Così nell’Iliade di Omero veniva descritto Tersite, personaggio codardo e malvagio, esempio tipico dell’antieroe classico. La cattiveria emerge nei tratti somatici e al bello, buono e giusto non può che sostituirsi il brutto, cattivo e criminale.
Ma non è solo il mondo classico a definire nell’estetica i tratti del crimine. Una legge medioevale decretava che se due persone venivano sospettate di reato, era da considerarsi colpevole quella più brutta e deforme.
Prima ancora che Cesare Lombroso potesse maturare la propria teoria sul “criminale per nascita” secondo la quale “l'origine del comportamento criminoso è insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale”, un elenco fitto di teorie e credenze associavano tratti estetici a tratti comportamentali devianti.
Al di là dello spiegare la criminalità con fattori biologici, c’è però un tratto fondamentale che emerge. Il malvagio è palese, cioè visibile, identificabile e con esso diviene facile discernere il buono dal criminale, l’innocente dal colpevole, il vero dal falso.
Ciò che afferisce alle categorie di vero e falso, secondo tali teorie, è indicabile attraverso una serie di parametri estetici.
“Era l'uomo più brutto che venne sotto Ilio. Era camuso e zoppo di un piede, le spalle eran torte, curve e rientranti sul petto; il cranio aguzzo in cima, e rado di pelo fioriva.”Così nell’Iliade di Omero veniva descritto Tersite, personaggio codardo e malvagio, esempio tipico dell’antieroe classico. La cattiveria emerge nei tratti somatici e al bello, buono e giusto non può che sostituirsi il brutto, cattivo e criminale.
Ma non è solo il mondo classico a definire nell’estetica i tratti del crimine. Una legge medioevale decretava che se due persone venivano sospettate di reato, era da considerarsi colpevole quella più brutta e deforme.
Prima ancora che Cesare Lombroso potesse maturare la propria teoria sul “criminale per nascita” secondo la quale “l'origine del comportamento criminoso è insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale”, un elenco fitto di teorie e credenze associavano tratti estetici a tratti comportamentali devianti.
Al di là dello spiegare la criminalità con fattori biologici, c’è però un tratto fondamentale che emerge. Il malvagio è palese, cioè visibile, identificabile e con esso diviene facile discernere il buono dal criminale, l’innocente dal colpevole, il vero dal falso.
Ciò che afferisce alle categorie di vero e falso, secondo tali teorie, è indicabile attraverso una serie di parametri estetici.
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Martedì 26 Febbraio 2013 10:52
7/3/2013 - Lie to me
Giovedì 7 marzo, ore 17.00
Castello della Rancia, Tolentino
Intervengono:
Umberto Curi, filosofo - Università di Padova
Felix B. Lecce, Università di Roma La Sapienza
Intervista:
Vando Scheggia, Presidente Camera Penale di Macerata


Giovedì 7 marzo 2013 il primo appuntamento di PopCrime con “Lie to me”. Al centro della fortunata la serie tv americana, la potenza rivelatrice della comunicazione non verbale. Il Dr Lightman, attraverso l’analisi della gestualità, della prossemica e delle reazioni corporee involontarie, riesce a carpire la verità e a riconoscere la menzogna. Ad intervenire sul tema, un vero Dr Linghtman, Felix B. Lecce, docente e formatore esperto in comunicazione extra-Verbale ed in "Comunicazione ed Analisi Comunicazionale Forense", l’avvocato e segretario del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, e il filosofo e coordinatore scientifico di Popsophia, il Professor Umberto Curi, presente in tutti e tre gli appuntamenti, così come l'intervistatore, l'avvocato Vando Scheggia, Presidente Camera Penale di Macerata.
Lie to Me
Serie Tv
Usa (2009-2011)
3 stagioni, 48 episodi
Trama
Le varie puntate si sviluppano a partire da una struttura fissa che si basa sul caso che Cal Lightman, interpretato da Tim Roth, deve risolvere.
Il dottor Lightman è uno studioso specializzato in cinesica che ha sviluppato l’incredibile capacità di individuare la menzogna attraverso lo studio delle “microespressioni”, espressioni mimiche velocissime difficilmente captabili. Alle spalle ha una storia travagliata e dolorosa: sua madre, dopo un periodo in un ospedale psichiatrico, si tolse la vita. Dopo qualche anno rimase orfano anche di padre. Superato un periodo buio durante il quale rischiò la galera, lascia l’Inghilterra e si trasferisce negli Stati Uniti dove si iscrive alla facoltà di Psicologia. È proprio dall’analisi dettagliata di un video della madre poco precedente al suicidio, che inizia uno studio approfondito della mimica facciale. I suoi studi e i successi che ne seguono lo portano a lavorare per l’Intelligence Britannica e nel campo dell’antiterrorismo. Costituisce una agenzia privata che possa offrire consulenze sia alle istituzioni che ai privati cittadini. Accanto a lui, la psichiatra del Pentagono, Gillian Foster, il ricercatore che ha deciso di non mentire mai, Eli Loker, una ex agente della polizia aeroportuale con la spiccata capacità di intercettare le microespressioni, Ria Torres e Ben Reynolds un capace agente dell’FBI che assiste il Lightman Group.
La tematica
Quella del Dottor Lightman è una vicenda ispirata agli studi del dottor Paul Ekman, psicologo e studioso del comportamento umano il quale, tra l’altro, ha assunto il ruolo di consulente scientifico della serie.
“Egli vede la verità. È scritto tutto sulle nostre facce”. È in questa battuta, tagline della serie, che è condensato l’intero suo nodo tematico. La verità esiste e prescinde dalla capacità umana di controllarla. Essa emerge spontaneamente da tratti labili eppur tuttavia visibili, che sfuggono al controllo umano. È proprio attraverso la cinesica, la scienza che studia il linguaggio del corpo, che si interpreta e si distingue il vero dal falso. La questione della verità è qui calata nell’uomo. Egli sa ma occulta. Eppure il tentativo di occultare il vero risponde solo per una parte alla volontà umana. Un’altra parte, si manifesta attraverso la fisiologia del linguaggio corporeo. Quel che rimane, quindi, di assolutamente certo è che essa sia fin troppo conoscibile.
Umberto Curi
Professore ordinario di Storia della Filosofia dell'Università di Padova. Fra il 1994 e il 2008 è stato preside del corso di laurea in filosofia della stessa università. Visiting Professor presso le università di Los Angeles e Boston ha tenuto lezioni e conferenze presso le Università di Barcellona, Bergen, Berlino, Buenos Aires, Città del Messico, Cordoba, Lima, Madrid, Oslo. Ha vinto il premio Capalbio per il libro “Meglio non essere nati” (Bollati Boringhieri, 2008). E' editorialista del Corriere della Sera e collabora con numerose testate. Tra i suoi ultimi libri, “Filosofia dell'Eros” (Bompiani, 2009), “Straniero” (Raffaello Cortina editore, 2010), "Via di qua, ecco la mia meta" (Bollati Boringhieri, 2012).Professore ordinario di Storia della Filosofia dell'Università di Padova. Fra il 1994 e il 2008 è stato preside del corso di laurea in filosofia della stessa università. Visiting Professor presso le università di Los Angeles e Boston ha tenuto lezioni e conferenze presso le Università di Barcellona, Bergen, Berlino, Buenos Aires, Città del Messico, Cordoba, Lima, Madrid, Oslo. Ha vinto il premio Capalbio per il libro “Meglio non essere nati” (Bollati Boringhieri, 2008). E' editorialista del Corriere della Sera e collabora con numerose testate. Tra i suoi ultimi libri, “Filosofia dell'Eros” (Bompiani, 2009), “Straniero” (Raffaello Cortina editore, 2010), "Via di qua, ecco la mia meta" (Bollati Boringhieri, 2012).
Felix B. Lecce
Docente e Formatore Esperto in Comunicazione Extra-Verbale ed in Comunicazione ed Analisi Comunicazionale Forense, è vice presidente dell’Associazione Italiana per la gestione dello stress nelle forze dell’ordine e del soccorso. Alle spalle, negli anni della gioventù, disparati lavori: antennista, radiotecnico, elettricista, poliziotto. È in Polizia che inizia a riconoscere le proprie doti di comunicatore. Così si specializza in CNV, PNL e Ipnosi, e mette a punto particolari tecniche e strategie in campo di negoziazione per la liberazione di ostaggi, per la preparazione degli agenti infiltrati (tecnicamente definiti undercover) e per l’interrogatorio di criminali, meritandosi l’appellativo di dottor Lie to me, per la capacità di individuare la menzogna.
A CURA DI:

IN COLLABORAZIONE CON:

CON IL SOSTEGNO DI:
Castello della Rancia, Tolentino
Intervengono:
Umberto Curi, filosofo - Università di Padova
Felix B. Lecce, Università di Roma La Sapienza
Intervista:
Vando Scheggia, Presidente Camera Penale di Macerata


Giovedì 7 marzo 2013 il primo appuntamento di PopCrime con “Lie to me”. Al centro della fortunata la serie tv americana, la potenza rivelatrice della comunicazione non verbale. Il Dr Lightman, attraverso l’analisi della gestualità, della prossemica e delle reazioni corporee involontarie, riesce a carpire la verità e a riconoscere la menzogna. Ad intervenire sul tema, un vero Dr Linghtman, Felix B. Lecce, docente e formatore esperto in comunicazione extra-Verbale ed in "Comunicazione ed Analisi Comunicazionale Forense", l’avvocato e segretario del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, e il filosofo e coordinatore scientifico di Popsophia, il Professor Umberto Curi, presente in tutti e tre gli appuntamenti, così come l'intervistatore, l'avvocato Vando Scheggia, Presidente Camera Penale di Macerata.
Lie to MeSerie Tv
Usa (2009-2011)
3 stagioni, 48 episodi
Trama
Le varie puntate si sviluppano a partire da una struttura fissa che si basa sul caso che Cal Lightman, interpretato da Tim Roth, deve risolvere.
Il dottor Lightman è uno studioso specializzato in cinesica che ha sviluppato l’incredibile capacità di individuare la menzogna attraverso lo studio delle “microespressioni”, espressioni mimiche velocissime difficilmente captabili. Alle spalle ha una storia travagliata e dolorosa: sua madre, dopo un periodo in un ospedale psichiatrico, si tolse la vita. Dopo qualche anno rimase orfano anche di padre. Superato un periodo buio durante il quale rischiò la galera, lascia l’Inghilterra e si trasferisce negli Stati Uniti dove si iscrive alla facoltà di Psicologia. È proprio dall’analisi dettagliata di un video della madre poco precedente al suicidio, che inizia uno studio approfondito della mimica facciale. I suoi studi e i successi che ne seguono lo portano a lavorare per l’Intelligence Britannica e nel campo dell’antiterrorismo. Costituisce una agenzia privata che possa offrire consulenze sia alle istituzioni che ai privati cittadini. Accanto a lui, la psichiatra del Pentagono, Gillian Foster, il ricercatore che ha deciso di non mentire mai, Eli Loker, una ex agente della polizia aeroportuale con la spiccata capacità di intercettare le microespressioni, Ria Torres e Ben Reynolds un capace agente dell’FBI che assiste il Lightman Group.
La tematica
Quella del Dottor Lightman è una vicenda ispirata agli studi del dottor Paul Ekman, psicologo e studioso del comportamento umano il quale, tra l’altro, ha assunto il ruolo di consulente scientifico della serie.
“Egli vede la verità. È scritto tutto sulle nostre facce”. È in questa battuta, tagline della serie, che è condensato l’intero suo nodo tematico. La verità esiste e prescinde dalla capacità umana di controllarla. Essa emerge spontaneamente da tratti labili eppur tuttavia visibili, che sfuggono al controllo umano. È proprio attraverso la cinesica, la scienza che studia il linguaggio del corpo, che si interpreta e si distingue il vero dal falso. La questione della verità è qui calata nell’uomo. Egli sa ma occulta. Eppure il tentativo di occultare il vero risponde solo per una parte alla volontà umana. Un’altra parte, si manifesta attraverso la fisiologia del linguaggio corporeo. Quel che rimane, quindi, di assolutamente certo è che essa sia fin troppo conoscibile.
Umberto Curi
Professore ordinario di Storia della Filosofia dell'Università di Padova. Fra il 1994 e il 2008 è stato preside del corso di laurea in filosofia della stessa università. Visiting Professor presso le università di Los Angeles e Boston ha tenuto lezioni e conferenze presso le Università di Barcellona, Bergen, Berlino, Buenos Aires, Città del Messico, Cordoba, Lima, Madrid, Oslo. Ha vinto il premio Capalbio per il libro “Meglio non essere nati” (Bollati Boringhieri, 2008). E' editorialista del Corriere della Sera e collabora con numerose testate. Tra i suoi ultimi libri, “Filosofia dell'Eros” (Bompiani, 2009), “Straniero” (Raffaello Cortina editore, 2010), "Via di qua, ecco la mia meta" (Bollati Boringhieri, 2012).Professore ordinario di Storia della Filosofia dell'Università di Padova. Fra il 1994 e il 2008 è stato preside del corso di laurea in filosofia della stessa università. Visiting Professor presso le università di Los Angeles e Boston ha tenuto lezioni e conferenze presso le Università di Barcellona, Bergen, Berlino, Buenos Aires, Città del Messico, Cordoba, Lima, Madrid, Oslo. Ha vinto il premio Capalbio per il libro “Meglio non essere nati” (Bollati Boringhieri, 2008). E' editorialista del Corriere della Sera e collabora con numerose testate. Tra i suoi ultimi libri, “Filosofia dell'Eros” (Bompiani, 2009), “Straniero” (Raffaello Cortina editore, 2010), "Via di qua, ecco la mia meta" (Bollati Boringhieri, 2012).
Felix B. Lecce
Docente e Formatore Esperto in Comunicazione Extra-Verbale ed in Comunicazione ed Analisi Comunicazionale Forense, è vice presidente dell’Associazione Italiana per la gestione dello stress nelle forze dell’ordine e del soccorso. Alle spalle, negli anni della gioventù, disparati lavori: antennista, radiotecnico, elettricista, poliziotto. È in Polizia che inizia a riconoscere le proprie doti di comunicatore. Così si specializza in CNV, PNL e Ipnosi, e mette a punto particolari tecniche e strategie in campo di negoziazione per la liberazione di ostaggi, per la preparazione degli agenti infiltrati (tecnicamente definiti undercover) e per l’interrogatorio di criminali, meritandosi l’appellativo di dottor Lie to me, per la capacità di individuare la menzogna.
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Martedì 31 Luglio 2012 12:33
DIARIO. POPCRIME. Cesare deve morire
di Simona Damen
Con la serata dedicata al Delitto politico, Cesare deve morire si è conclusa la rassegna POP-CRIME di questa edizione di POPSOPHIA.
Durante la prima parte della serata, il filosofo Umberto Curi e il penalista Valerio Spigarelli, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, hanno dibattuto sulla questione se a partire da Cesare ancora oggi il tirannicidio è giustificabile.
Secondo Spigarelli l’uccisione del tiranno “ha un senso” solo se avviene durante l’azione rivoluzionaria, non è, invece, giustificabile se ciò avviene dopo che il tiranno e stato destituito e processato, in questo caso l’applicazione della Legge non avverrebbe secondo i canoni del Diritto naturale, ma sarebbe essa stessa tirannica.
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Venerdì 27 Luglio 2012 22:34
Pensare il presente - GIANNI VATTIMO
Gianni Vattimo ospite del Lido Cluana con Umberto Curi e Evio Hermas Ercoli
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Sabato 21 Luglio 2012 20:00
L'incertezza - REMO BODEI
Umberto Curi introduce L'incertezza, la parola del contemporaneo di Remo Bodei
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Venerdì 20 Luglio 2012 09:02
Pensare il presente - MAURIZIO FERRARIS
Lectio magistralis di Maurizio Ferraris a Lido Cluana con Umberto Curi
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