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A Civitanova Marche il Festival che mescola filosofi e comici, scrittori e star tv

di Pierluigi Martelli

Evio Hermas Ercoli PopsophiaQUATTRO week-end per sdoganare la filosofia, per fondere spudoratamente turismo in ciabatte e cultura, per sfidare accademici schifiltosi affondando le mani in quella 'sottocultura' (termine da loro coniato ) che nel bene o nel male è la vita vera. E se le domande dell' uomo (Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?) restano immutate dai filosofi greci, al pennello di Gauguin fino al masochismo tribale degli adolescenti contemporanei, le risposte cambiano. Basta cercare.

A Civitanova Marche dal 12 luglio al 5 agosto ci provano con Popsophia , neologismo per tutti, ossimoro per i puristi, che sposa le manifestazioni POPolari alla speculazione noseologica più provocatoria . Al centro delle rassegne finiranno infatti fiction, calcio, musica, scienza, pornografia, attraverso l'analisi dei nuovi miti o modelli dell ' immaginario contemporaneo.
Sui palchi di Civitanova Mare e Alta le star della filofosia contemporanea, come Massimo Cacciai, Remo Bodei, Giacomo Marramao , Gianni Vattimo con le contaminazioni di matematici , giornalisti , scrittori . Ma gomito a gomito dovranno vedersela con comici , critici televisivi , pornostar e altre intelligenze decisamente pop. A sobbarcarsi il fardello del festival e l' impopolarità accademica è Evio Hermas Ercoli , direttore artistico di Popsophia , docente universitario , conferenziere, autore di molteplici pubblicazioni di arte e di storia del costume e fiero proprietario di occhiali impossibili.
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di Emanuela Sabbatini
clet copiaL'abbiamo conosciuto per strada, mentre distratti passeggiavamo tra le vie delle nostre città. Ci ha strappato un sorriso tra uno sbuffo e l'altro immersi nel traffico cittadino. L'abbiamo incontrato anche a Roma, al Teatro Valle Occupato. Possiamo ignorarne il nome eppure in lui ci siamo imbattuti quasi certamente...o meglio, in una delle sue opere. 

Stiamo parlando di Clet Abraham, sticker urban artist, nato in Francia, ma ormai di casa qui nel Bel Paese, con uno studio personale nella città di Firenze. 
Il suo regno è la strada dove trasforma, senza mai escluderne la leggibilità, i noiosi segnali stradali in opere d’arte. Come? Con ironia e intelligenza…e con qualche sticker removibile. 
È illegale direte. Sì, lo è ma è proprio questo labile confine tra opposti a delineare la sua filosofia. Noi abbiamo scambiato qualche battuta con questo simpatico personaggio.
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di Emanuela Sabbatini

 miss betty cuore 3L’autostrada scorre veloce sotto le gomme dell’autobus. Dalla asfissiante capitale mi dirigo alla tranquilla Macerata. Il tempo del viaggio è quello che più si presta al faccia a faccia con i propri pensieri. Un ritaglio di spazio-tempo, collocato in nessun luogo e in nessun tempo. Una sorta di stato di sospensione, dove tutti sono accomunati dall’attesa della meta e dove perciò è più facile il dialogo. Qualcuno dal sedile vicino parla al telefono e racconta del suo ultimo spettacolo.

Si tratta di burlesque, parola evidentemente molto citata in questi giorni. Un mondo spesso frainteso dove le problematiche si moltiplicano e il divario tra chi crede che si tratti di mero spogliarello e chi individua un’arte nata alla metà dell’800, è profondo. Ma il rapporto della donna con il proprio corpo, la ricerca della sensualità, il volersi mettere in mostra, rappresentano in ogni caso tematiche di non scarsa curiosità. C'è molto di più di un semplice denudarsi insomma...oppure no?

Di confusione ne ho molta, non lo nego e il desiderio di scioglierla è altrettanto forte. Le chiedo così di scambiare qualche parola…accetta.

Nome d'arte? Miss Betty Cuore.

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Dallo show di Serena Dandini, il Pater familias più inquietante della tv
di Emanuela Sabbatini

9web-456 b-cristina-pellegrino-massimo-de-lorenzo-e-carlo-de-ruggieriIn “Agrodolce”, fiction di Rai 3 ambientata a Lumera, paese di fantasia della Sicilia, vestiva i panni di Felice Randazzo, il professore goffo e un po' burbero del liceo Sciascia. In “Boris”, serie tv sui generis, impersonava invece lo sceneggiatore della strampalata fiction televisiva italiana “Gli occhi del cuore”. Oggi lo ritroviamo su La 7 all'interno del programma di Serena Dandini “The show must go off”, con 456, spettacolo firmato da Mattia Torre. Stiamo parlando di Massimo De Lorenzo, il Pater della famiglia più soffocante della tv italiana.

Sì, 456 come i metri quadri di campagna buia e desolante che circondano la casa di questa serrata microcomunità del sud formata da padre, madre e figlio. Ironia e tragedia si mescolano per raccontarci il Vecchio Stivale, con le sue abitudini e le sue universali grettezze. Il desiderio di morte, la paura, la gerarchia patriarcale, l'ignoranza, il diverso come pericoloso, il cibo, la fede, i giovani, l'immobilismo...

Affascinati e insieme sarcasticamente preoccupati da questo inusitato spaccato, abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con lui. 

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di Emanuela Sabbatini

liu bosisioAttrice, scrittrice, doppiatrice. Eppure, descriverla con queste tre parole potrebbe essere troppo poco. E potrebbe non bastare neppure il nome. Stiamo parlando di Liù Bosisio, la Pina dei primi due Fantozzi, e, nel caso non lo sapeste, la voce di Marge nel cartone tv “I Simpson”.
Fresca di questi giorni la notizia del suo probabile abbandono della famiglia più gialla del mondo. Ma anziché affidarci al chicchiericcio della rete, chiediamo delucidazioni in merito proprio alla diretta interessata. Sì, perché le abbiamo scambiate due parole con Liù Bosisio e non solo per stare sul pop-pezzo simpsoniano, ma anche per un altro motivo. Per capire che distanza c'è tra un personaggio e la sua voce.
Marge è Marge non solo per il suo vestitino smanicato verde anche in pieno inverno e per i suoi capelli blu ritti sopra il capo, sbeffeggianti qualunque legge gravitazionale, ma anche per la sua voce roca, a dispetto di qualsiasi sigaretta.
E la voce non è poi un tema così frivolo. Se la coscienza identifica se stessa nel sentirsi parlare della voce, Aristotele parla della coscienza come di una voce silenziosa, e se Derrida ha decostruito il pensiero di Husserl proprio smantellando il privilegio della voce e della scrittura fonetica rispetto a tutta la storia dell'occidente, allora probabilmente quel significante sonoro che si diparte dalla bocca dopo la costruzione di un significato, ha una certa centralità.
Ma torniamo a noi, anzi a Liù.

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di Emanuela Sabbatini

ricciforte ph. andrea pizzalis 800x600Il mostro massmediatico loro lo conoscono bene. Si sono mossi nella pancia televisiva firmando una serie tv come i Cesaroni e poi?

Poi sono approdati al palco teatrale e sono diventati gli enfant prodige del teatro contemporaneo italiano.

Stiamo parlando di Stefano Ricci e Gianni Forte. Due chiacchiere sul loro lavoro tra contaminazioni pop, senso della vita, pornografia, morte.
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