Domenica 12 Maggio 2013 18:11
Da Guccini a Caparezza, uno sguardo sul concetto di eroe
di Emanuela Sabbatini
Domenica 12 maggio. Riprendo tra le mani un vecchio cd di Guccini. L'ascolto apre a scenari tramontati. I suoi testi raccontano di un passato “glorioso” pieno di rimandi ad occasioni irrimediabilmente perdute.
Per certi versi, forse con occhio un po’ cinico, quello narrato da Guccini sembra essere un mondo mitologico, di un tempo passato che, anche quando non lo era, assumeva i toni del favolistico.
Fatto sta che quel dolore per il “non più”, il cantautore bolognese lo trasmette anche a chi nei valori da lui cantati non ci ha mai creduto.
Lo si considera cantautore di sinistra ed innegabilmente lo è. Ma su ogni cosa, credo che canti la nostalgia, ed è essenzialmente questo il tratto che emotivamente colpisce in modo trasversale.
Da “Eskimo”, ad “Incontro”, passando per “Locomotiva”, “Piccola città” e per finire con “Don Chisciotte” e “Stagioni”, non si può non soffermarsi su un aspetto della poetica gucciniana. Il cantautore utilizza molto spesso nei suoi testi una parola o un suo derivato: eroe.
Intrecciando con facilità i concetti di “mito” ed “eroe”, il cantautore racconta di un tempo passato, quello della rivolta sociale, non solo sessantottina, ma anche quella per il lavoro in quell’Italia fortemente instabile del ventennio immediatamente successivo all’unità del Paese. Racconta di vecchi amori, di luoghi e città metamorfizzate (in peggio).
Il cantautore della nostalgia canta il passato eroico, la voltura verso il nichilismo forzato d’oggi e cioè quello derivante dalla morte dell’ideale. “Dio è morto”, da Nietzsche a D’Aolio il passo è breve.
Viene da chiedersi, ma l’eroe è, di per sé, una operazione nostalgica?
Domenica 12 maggio. Riprendo tra le mani un vecchio cd di Guccini. L'ascolto apre a scenari tramontati. I suoi testi raccontano di un passato “glorioso” pieno di rimandi ad occasioni irrimediabilmente perdute. Per certi versi, forse con occhio un po’ cinico, quello narrato da Guccini sembra essere un mondo mitologico, di un tempo passato che, anche quando non lo era, assumeva i toni del favolistico.
Fatto sta che quel dolore per il “non più”, il cantautore bolognese lo trasmette anche a chi nei valori da lui cantati non ci ha mai creduto.
Lo si considera cantautore di sinistra ed innegabilmente lo è. Ma su ogni cosa, credo che canti la nostalgia, ed è essenzialmente questo il tratto che emotivamente colpisce in modo trasversale.
Da “Eskimo”, ad “Incontro”, passando per “Locomotiva”, “Piccola città” e per finire con “Don Chisciotte” e “Stagioni”, non si può non soffermarsi su un aspetto della poetica gucciniana. Il cantautore utilizza molto spesso nei suoi testi una parola o un suo derivato: eroe.
Intrecciando con facilità i concetti di “mito” ed “eroe”, il cantautore racconta di un tempo passato, quello della rivolta sociale, non solo sessantottina, ma anche quella per il lavoro in quell’Italia fortemente instabile del ventennio immediatamente successivo all’unità del Paese. Racconta di vecchi amori, di luoghi e città metamorfizzate (in peggio).
Il cantautore della nostalgia canta il passato eroico, la voltura verso il nichilismo forzato d’oggi e cioè quello derivante dalla morte dell’ideale. “Dio è morto”, da Nietzsche a D’Aolio il passo è breve.
Viene da chiedersi, ma l’eroe è, di per sé, una operazione nostalgica?
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Domenica 14 Aprile 2013 09:09
LA FILOSOFIA DEL CALCIO: "Se la filosofia dà un calcio in paradiso", un articolo di Pietro Gibellini
Riportiamo, a mo' di riflessione aggiuntiva e preparativa dell'incontro di martedì prossimo al teatro dei Dioscuri a Roma, un articolo di Pietro Gibellini pubblicato l'8 luglio del 2010 su Avvenire e intitolato "Se la filosofia dà un calcio in paradiso". Si tratta di una attenta riflessione critica sul saggio "La filosofia del calcio" del filosofo Bernhard Werte. Buona lettura.‹‹Si cominciò con Manlio Scopigno, l’allenatore che portò allo scudetto nel 1970 il Cagliari di Riva e Bonimba: l’epiteto di filosofo non so se gli derivasse da un diploma o gli fosse dato honoris causa per le sue battute spiritose. Si fece onore coi piedi il brasiliano Socrates, cui si ispirò un film con Banfi, alias Oronzo Canà allenatore nel pallone del sudamericano Aristoteles. Il lessico calcistico ha poi inglobato la filosofia del 1-1-2 contrapposta al pensiero del 4-3-3; mentre, a sentire i giornalisti sportivi, per vincere servono più gli strizzacervelli che i preparatori atletici.
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Sabato 13 Aprile 2013 12:49
A Palazzo Gradari, esercizi di popsophia per le scuole. Presentazione del tema Eroi e Antieroi
Resoconto dell'incontro di ieri a Pesaro, per presentare il tema del festival e avviare i progetti con le scuole
PESARO-Tutto pieno ieri a Palazzo Gradari a Pesaro per la conferenza di presentazione di “Eroi e Antieroi”, tema della nuova edizione del festival di Popsophia.
Una sorta di seminario dove, accanto alla presentazione delle tematiche, i protagonisti sono i ragazzi delle scuole medie e superiori del territorio, coinvolti in una serie di progetti che li vedranno parte attiva del festival.
Ad introdurre la conferenza, il neo Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Pesaro Domenico Papi, che sostiene l'imminente necessità di “creare le condizioni per far diventare i giovani dei buoni professionisti e dei buoni cittadini”. Occasione, questa offerta da Popsophia, utile al conseguimento dell'obiettivo. E di questo ne è sicura anche Carla Sagretti, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale e tra le prime convinte socie di Popsophia, che ringrazia per la folta partecipazione, e introduce il progetto con le scuole. “Siamo qui, -spiega la Sagretti- per capire come la scuola e i suoi ragazzi possano essere protagonisti del festival”.
Anche l'Assessore alla Cultura di Pesaro, Gloriana Gambini, prosegue il discorso sostenendo che “Popsophia spiega come la filosofia sia strumento d'indagine del quotidiano, mezzo per interpretare tutto quello che appassiona i ragazzi”. E anticipa il format del festival “Assieme ai personaggi dello spettacolo, sul palco ci saranno i pensatori; tutto diviene pretesto per interrogarci sul quotidiano”.
PESARO-Tutto pieno ieri a Palazzo Gradari a Pesaro per la conferenza di presentazione di “Eroi e Antieroi”, tema della nuova edizione del festival di Popsophia.Una sorta di seminario dove, accanto alla presentazione delle tematiche, i protagonisti sono i ragazzi delle scuole medie e superiori del territorio, coinvolti in una serie di progetti che li vedranno parte attiva del festival.
Ad introdurre la conferenza, il neo Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Pesaro Domenico Papi, che sostiene l'imminente necessità di “creare le condizioni per far diventare i giovani dei buoni professionisti e dei buoni cittadini”. Occasione, questa offerta da Popsophia, utile al conseguimento dell'obiettivo. E di questo ne è sicura anche Carla Sagretti, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale e tra le prime convinte socie di Popsophia, che ringrazia per la folta partecipazione, e introduce il progetto con le scuole. “Siamo qui, -spiega la Sagretti- per capire come la scuola e i suoi ragazzi possano essere protagonisti del festival”.
Anche l'Assessore alla Cultura di Pesaro, Gloriana Gambini, prosegue il discorso sostenendo che “Popsophia spiega come la filosofia sia strumento d'indagine del quotidiano, mezzo per interpretare tutto quello che appassiona i ragazzi”. E anticipa il format del festival “Assieme ai personaggi dello spettacolo, sul palco ci saranno i pensatori; tutto diviene pretesto per interrogarci sul quotidiano”.
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Lunedì 08 Aprile 2013 20:28
EROI E ANTIEROI. Lo specchio nero di Waldo. La politica come intrattenimento.
In vista dell'incontro del 12 aprile a Pesaro, con tema "Eroi e antieroi" pubblichiamo un vero e proprio esercizio di riflessione popsophica. A partire dalla serie tv inglese creata da Charlie Brooker, Black Mirror, la Dott.ssa Giulia Caminito conduce una analisi attenta con evidenti riferimenti alla contemporaneità e una sottile quanto puntuale riflessione sul personaggio di Waldo, un eroe della tv dei piccoli che si converte in irriverente ciclone antipolitico, idolo popolare.
di Giulia Caminito
Quanto può essere pericoloso, in fondo, un pupazzetto virtuale alto mezzo metro, azzurro, con un paio di zampette tonde? Un cartone animato, nato per i più piccoli, mosso da un commediante.
Una semplice immagine che riempie verso le otto di sera lo specchio nero della televisione?
Può fare paura un ologramma, un fantoccio, un’illusione? Può fare politica?
Gli inglesi dicono di sì.
Waldo è un cartone animato che da simpatico e irreverente personaggio per bambini diventa idolo dei votanti.
La campagna elettorale si fa campagna pubblicitaria. Il network che l’ha messo in onda la prima volta decide di promuovere l’orsacchiotto sboccato facendolo candidare per beffa alle elezioni politiche.
di Giulia Caminito
Quanto può essere pericoloso, in fondo, un pupazzetto virtuale alto mezzo metro, azzurro, con un paio di zampette tonde? Un cartone animato, nato per i più piccoli, mosso da un commediante. Una semplice immagine che riempie verso le otto di sera lo specchio nero della televisione?
Può fare paura un ologramma, un fantoccio, un’illusione? Può fare politica?
Gli inglesi dicono di sì.
Waldo è un cartone animato che da simpatico e irreverente personaggio per bambini diventa idolo dei votanti.
La campagna elettorale si fa campagna pubblicitaria. Il network che l’ha messo in onda la prima volta decide di promuovere l’orsacchiotto sboccato facendolo candidare per beffa alle elezioni politiche.
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Lunedì 25 Marzo 2013 16:08
A proposito di... Vero e falso. Uno sguardo d'insieme su Popcrime, le idee di marzo
di Simona Damen
Protagonista di quest’ultima edizione di PopCrime- Le idee di marzo è stato il tema del vero e del falso. Che cosa succede quando la questione del vero e del falso entra in contatto con la finitudine e l’imperfezione dell’uomo? Accade che la filosofia deve necessariamente uscire dall’accademia, deve sottoporsi all’”interrogatorio” del pop e ricongiungersi con l’uomo. Il filosofo non sarà più colui che dispensa verità e della verità cerca di persuadere gli altri uomini, ma sarà un uomo tra gli uomini che insieme agli altri uomini scoprirà la menzogna su cui si basa la realtà.
Quando due concetti come il vero e il falso si calano nell’uomo la dicotomia che li rende equivalenti è destinata a cadere, e con essa anche la possibilità di poter raggiungere non solo la verità assoluta, ma anche una verità che sia oggettiva.
Protagonista di quest’ultima edizione di PopCrime- Le idee di marzo è stato il tema del vero e del falso. Che cosa succede quando la questione del vero e del falso entra in contatto con la finitudine e l’imperfezione dell’uomo? Accade che la filosofia deve necessariamente uscire dall’accademia, deve sottoporsi all’”interrogatorio” del pop e ricongiungersi con l’uomo. Il filosofo non sarà più colui che dispensa verità e della verità cerca di persuadere gli altri uomini, ma sarà un uomo tra gli uomini che insieme agli altri uomini scoprirà la menzogna su cui si basa la realtà.Quando due concetti come il vero e il falso si calano nell’uomo la dicotomia che li rende equivalenti è destinata a cadere, e con essa anche la possibilità di poter raggiungere non solo la verità assoluta, ma anche una verità che sia oggettiva.
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Sabato 23 Marzo 2013 10:33
Popcrime. Appuntamento su "Rashomon", il resoconto
di Simona Damen
Per l’ultimo appuntamento della rassegna PopCrime-L’idee di Marzo, l’indagine intorno al vero e al falso fa un salto nel passato, prendendo ad esame il capolavoro cinematografico di Akira Kurosawa, Rashomon. Perché soffermarsi ancora sul cinema? Perché scegliere un film così lontano da noi, nel tempo e nello spazio?
In primo luogo potremmo cominciare col dire che l’arte tutta è, fin dall’inizio dei tempi, un’interpretazione della realtà ed in particolare lo è quella cinematografica. Il cinema non ci racconta mai come stanno realmente le cose, non ci offre dei fatti, ma attraverso delle messe in scena ci dà delle interpretazioni. Il film ci mette davanti all’impossibilità di poter discernere il vero dal falso, esso costringe lo spettatore ad una sospensione di giudizio sulla realtà, in quanto tiene insieme l’irrealtà di ciò a cui si assiste e la vivezza delle sensazioni che si provano guardandolo.
Per l’ultimo appuntamento della rassegna PopCrime-L’idee di Marzo, l’indagine intorno al vero e al falso fa un salto nel passato, prendendo ad esame il capolavoro cinematografico di Akira Kurosawa, Rashomon. Perché soffermarsi ancora sul cinema? Perché scegliere un film così lontano da noi, nel tempo e nello spazio?In primo luogo potremmo cominciare col dire che l’arte tutta è, fin dall’inizio dei tempi, un’interpretazione della realtà ed in particolare lo è quella cinematografica. Il cinema non ci racconta mai come stanno realmente le cose, non ci offre dei fatti, ma attraverso delle messe in scena ci dà delle interpretazioni. Il film ci mette davanti all’impossibilità di poter discernere il vero dal falso, esso costringe lo spettatore ad una sospensione di giudizio sulla realtà, in quanto tiene insieme l’irrealtà di ciò a cui si assiste e la vivezza delle sensazioni che si provano guardandolo.
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